... i sogni son dei sederi ...

so-gni /'soNNi/ [lat. "somnium"] p. m. * [...] 6. Efferati deli(r)/(tt)i onirici figli di una piu' che diffusa aberrazione mentale e delle salvifiche piastrine antizanzare. (da "Il nuovo Zingarelli, edizione riveduta e corretta", Zanichelli)

sabato, 21 giugno 2008
In discesa

Ero davanti a un piccolo parco giochi vicino l’ufficio, in via dei savorelli, sotto un albero. Ad un tratto mi si para davanti Natalie Portman e so che sotto la lunga gonna nera è senza slip. Io mi spoglio completamente. Lei mi si arrampica sopra e io comincio a passeggiare in discesa, così, interamente ignudo e gaudente all’interno della non altissima Nanalie Portman.

Scendendo per via dei savorelli, mi accorgo di essere in via revoltella. Guardo Nanalie negli occhi, sorride come per dire “entriamo in cartoleria?”. Così entro in cartoleria, ove mi ritrovo in coda dietro al mio vecchio maestro di arti marziali (anche dette uataa). Mi sbrigo a togliermi di dosso quella donnaccia orrenda dacché mi accorgo essere diventata la del suddetto maestro figlia, un mostro orrendo (ma senza la faccia di Laura Pausini) anche conosciuto come ET. Il maestro mi saluta e mi dice “dovresti trovare qualcosa per coprirti il culo”. Buio.

Subito dopo mi ritrovo ai giardinetti di Largo Ravizza prima della “riqualificazione” e un gruppo di colleghi d’ufficio mi fa “ehi, guarda, ti hanno spostato i vestiti”. Io rispondo “eh, già è tanto che me li hanno riportati, questi bastardi elettori della Lega, sicuramente si saranno tenuti il portafogli”. Guardo nelle tasche, il portafogli c’è. Esclamo “anvedi, m’hanno lasciato pure il portafogli… sicuramente se so fregati i sòrdi”. Guardo all’interno, ci sono degli scontrini, ma pure qualche banconota. “eh, però i cinquanta eure se li so’ tenuti… ah no, c’ho pure quelli… ammazza!”.

Fine del sogno.

Mi chiedo se avere una fase REM dopo l’uscita di Accelerate sia da poser.

Sognato da: larrymullenfan sveglio-alle-ore 09:27 | link | commenti
vip , ragazze, natalie portman nuda, nanalie

lunedì, 11 febbraio 2008

Un paio di notti fa ho sognato che sul treno regionale da Fiumicino verso Roma prendevo la multa da un controllore perchè non ero in possesso del biglietto. Ricordo bene la divisa di colore verde del tizio e il fatto che non mi abbia fatto la multa al suo primo passaggio bensì al secondo, non so dire se nel tentativo misericordioso di mettermi nella condizione di rimediare da qualcuno un dannato titolo di viaggio.
Ricordo di aver vissuto molto intensamente la tensione di quel momento.

Sognato da: DjDebo sveglio-alle-ore 16:13 | link | commenti (4)
mezzi pubblici

venerdì, 07 dicembre 2007
Ultimi sogni appuntati

PRIMO SOGNO (data incerta)

Prima scena

 

Una ragazza e un ragazzo sono seduti sopra un muretto di cemento molto spesso. Io e un’altra ragazza siamo in piedi, di fronte ai due di prima. Io mi trovo di fronte al ragazzo, sulla destra, la ragazza2 è di fronte a ragazza1, sulla sinistra. Da sveglio non saprei associare con certezza nessuno dei volti dei tre ragazzi a qualcuno di mia conoscenza, dei primi due ci sono somiglianze appena accennate e contrastanti. Però di una cosa sono sicuro: li conosco tutti, ma con ragazza2 sono in rapporti molto più stretti che con gli altri; non sono in grado di descriverla perché sia io che lei siamo rivolti verso gli altri due, ma il sospetto che sia Alvin è sempre più forte. Mi accorgo che ragazza1 accarezza con la mano sinistra un serpente.

(ho il terrore dei serpenti)

Trattasi di un serpentello di colore verde turchese scuro (così mi dice il primo sito cercato su google digitando “colori”) con venature bianche, rosse e fucsia, lungo circa mezzo metro e abbastanza snello. Il serpente striscia dal muro verso di me e ragazza2 e si posa su di noi con molta leggerezza fino a toccare la pelle della mia mano, rimasta scoperta. Io, che per paura non ho mai toccato un serpente, mi sorprendo nel constatare che il rettile al tatto sembra come fatto di stoffa: asciutto, morbido, liscio. Nel sogno il mio pensiero è stato questo: “sto accarezzando la mia camicia blu, quella con le barche”. Mi dico che sono stato un cretino ad averne avuto paura (dei serpenti) fino a quel momento, ma m’imbarazza ammetterlo e preferisco smetterla di toccarlo, continuando, soltanto esteriormente (cioè davanti ai tre ragazzi), a nascondermi nel calduccio della mia paura. In realtà sono veramente felice, provo grande sollievo, mi sento come se fossi stato liberato.

 

Seconda scena

 

Sono poco più che bambino. Avrò sui dieci-dodici anni. Faccio parte di una scolaresca in gita. Tutti gli alunni sono costretti, uno per volta, ad entrare carponi in un tunnel trasparente (forse di vetro, più probabilmente di plastica). Il tunnel è formato da una sequenza di parallelepipedi sempre più piccoli e sempre più stretti (in verità all’inizio pensavo che ce ne fosse uno solo). In ognuno di questi c’è una particolare specie d’insetti. Man mano che il tunnel si fa più stretto, io non riesco più a evitare le varie schifezze di mosconi, ragni deformi, farfalle e simili. Uso lo stratagemma di chiudere gli occhi, ma stavolta non è paura: solo fastidio. Ad un certo punto il tunnel è talmente angusto che neppure strisciando rasoterra sono in grado di attraversarlo, non c’è lo spazio. Sento una voce che mi chiama, da davanti a me. Allungo le braccia all’interno del pertugio e vedo il fondo trasparente del tunnel. Dall’esterno (la mia impressione è che dall’altra parte ci fosse la fine di un tunnel analogo) altre due mani si protendono verso il “vetro” e si uniscono alle mie, si congiungono alle mie, come se non ci fosse nulla a separarle. La mia sensazione è simile a quella della scena precedente: liberazione, sollievo, svolta, gioia di essere accolto e capito. Mi accorgo che il tunnel trasparente disegna un quadrato su un prato verdissimo e piatto, molto ben curato. Sul prato pascolano (è proprio questa la mia sensazione nel sogno, di un pascolo) molte scimmie, forse gorilla, con delle gobbe enormi. Sono mansuete.


 

SECONDO SOGNO (stanotte)

Sono in una classe, vicino di banco di Alvin. C'è una insegnante alla cattedra che non ho mai visto. Tra me e me penso, e mi vergogno di me mentre lo penso, che è tanto tempo che non vado a scuola il venerdì, assumendo il venerdì come l'unico giorno settimanale di lezione di tale professoressa nella nostra classe. Ad un certo punto, così, forse per non annoiarmi, comincio a perdere molti dei miei denti.

Nota: la perdita di denti è l'elemento più presente nella storia della mia produzione onirica. Per questo, se un tempo il fatto mi terrorizzava, pian piano ho imparato a porvi rimedio all'interno del sogno.

Provo a rinfilare, con l'aiuto di Alvin, uno a uno i miei denti nelle mie gengive. Arriva il turno di un dente molto strano, non sembra mio. Sembra piuttosto essere un molare di un cane o di un gatto: una sorta di piccola stalagmite molto appuntita con alla base una struttura molto frastagliata e irregolare. Proviamo a premerlo contro la gengiva, a incastrarlo, ma niente, niente da fare: non combacia.

(buio)

 

Sono a Tor San Lorenzo, sempre insieme ad Alvin. Sentiamo rumori provenire dalla casa di fianco. Usciamo dalla porta, per vedere che cosa succede. Si avvicina verso di noi un camper bianco, pieno di gente. Si sente la canzone “Un figlio dei fiori non pensa al domani” dei Nomadi (che poi ho scoperto essere una cover di “Death of a clown” dei Kinks, con testo di Guccini). Alla guida del camper c'è Roberto, vicino di casa a Tor San Lorenzo, nonché mio amico d'infanzia e giovinezza. Si sporge dal finestrino, mi saluta e mi fa:

"Andiamo in California. Venite?"

Sono veramente perplesso dalla sua stramba proposta, non riesco a capirla. Nella mia mente in un attimo si susseguono diversi flash, tra i quali ricordo soltanto il pensiero di come raggiungere la California guardando una cartina geografica molto dettagliata, della Sardegna interna peraltro. Rispondo, sbigottito e beone:

"California??"

"Sì, California, lo Stato" mi risponde Roberto come dicesse la cosa più normale del mondo.

Scambio uno sguardo d'intesa con Alvin.

Poi dico a Roberto:

"No, grazie, ce l'ho già la California"

Roberto se ne va, insieme al suo camper pieno di gente, sulle ultime note della canzone di prima.

 

Sognato da: marcellofodinome sveglio-alle-ore 16:45 | link | commenti (3)
scuola, california, serpenti, denti, tunnel, ignoranza musicale

giovedì, 27 settembre 2007
Ruini, ma che mi combini?

Qualche tempo fa ho fatto un sogno molto confuso. Riporto qui quel che mi rimane.

E' buio. Sono in ascensore con Camillo Ruini. Ruini, visto da vicino, è molto basso. Veste di nero. Gli domando: "a che piano?". "Dodicesimo" mi fa, senza distogliere lo sguardo dal vuoto. Il bottone con il numero dodici non esiste, al massimo c'è il settimo piano, ma non lo confesso al cardinale. Ho paura ma non fiato. Spingo un tasto. L'ascensore si muove. Arrivati al piano non apro la porta ma spingo subito un altro bottone. Poi apro la porta ma è buio pesto e non c'è nulla. Quindi mi avventuro in altri tentativi analoghi con esiti identici. Nella mia mente in preda al panico si era cristallizzata la convinzione che sommando i numeri di due o più piani avrei potuto raggiungere il dodicesimo (es. 7+5, 1+2+3+6).

Buio.

Davanti ad una ciotola azzurra, enorme, tre cani si disputano del cibo. Si tratta di Chicca (la mia cagnolina), un cane marrone spelacchiato e Camillo Ruini. Non so dire, una volta sveglio, se Ruini si fosse trasformato in cane o se fosse solamente a terra a quattro zampe a litigarsi del cibo per cani. So soltanto che sapevo che era lui.

Buio.

Sono in una casa sconsciuta, in preda ad un delirio. Urlo, spacco e lancio oggetti con una forza disumana. Delle persone che non ricordo provano a fermarmi, invano.

Buio.

Seduto a terra in un cortile, sono triste e ho la sensazione di aver commesso qualcosa di abominevole. Per fortuna con me c'è Alvin. Le dico: "non so cosa mi sia successo... non capivo niente... avevo paura..." e altre cose di questo tipo. Alvin, con tono rassicurante e dolce, mi fa: "vedrai che di questo terranno conto al processo".

Luce.

Sognato da: marcellofodinome sveglio-alle-ore 01:16 | link | commenti (18)
religione

sabato, 15 settembre 2007

Inauguro la mia presenza (grazie!) sul paginone verde più amato d’Italia (che non è FulviaLeopardi, per carità) e anche da uno o due cantoni svizzeri (grazie! meno di prima però) raccontando un sogno fresco di dormita, frutto di una giornata lavorativa, quella di ieri, piuttosto escrementica.

ARMI NON CONVENZIONALI

Mi trovo in un palazzone pieno di forzieri, candele e incensi. Sono seduto su un tappeto rosso alla corte di un omone panciuto e con la barba lunga; egli mi dice che devo percorrere una via fluviale a forma di V, dal capo orientale a quello occidentale, e devo arrivare a destinazione prima che lo faccia la nave dei cattivi, che però è già partita. Io dico vabbè, il capo sei tu. Gli chiedo quanto sarà grande la sua riconoscenza. A quel punto, la stanza diventa di un rosso acceso, l’omone innalza le braccia piano piano, esce del fumo tipo discoteca dalle candele ai suoi lati ed esclama:

- DOBLOOOOOOOOOOOOOOOOOOONIIIIIIIIIIIIIIII… ah ah ah ah ah ah ah!!!

Cambio paesaggio. Il cielo è sereno, la terra è brulla, ci sono colline in lontananza e praticelli che sembrano curati all’inglese. La visuale scorre sul fiume piatto, senza onde, quasi stilizzato. All’orizzonte appare una specie di aliscafo grosso, ma col tetto piatto come le portaerei però senza torri. Sul tetto c’è il logo dell’Alitalia. Viene verso di me, passa quasi del tutto. Da sotto la coda di questa barca esce, in direzione opposta, una nave uguale ma più piccola. Sul tetto c’è scritto CARABINIERI. È la mia.

Mi ritrovo dentro la nave dell’Alitalia, un maxischermo mi spiega come ho fatto ad entrare: un bruco meccanico ha mangiato le pareti esterne ed è entrato dal muro, nell’indifferenza generale, facendomi poi uscire da un portellone posto sulla sua schiena. Vado nella sala macchine camminando, per non destare sospetti, e strappo qualche cavo per rallentare la nave dei cattivi. Fatto ciò, aspettando che le mie “modifiche” “facciano effetto”, vado a prendermi un succo d’ananas sul bar del pontile.

Mi siedo a un tavolino di ferro, bevo il succo d’ananas e leggo il giornale. Dovrebbe essere il Corsera, ma in realtà non riesco a leggere nulla, lo guardo e basta. Al mio tavolino si siede uno che non dice niente e mi scruta con le sopracciglia aggrottate per un bel pezzo. A un certo punto mi fa “ma hai visto che è successo?” e in quella batte il dorso della mano sulla pagina che sto guardando e appare una notizia. È morto Ayrton Senna. Guardo la data del giornale, 7 ottobre 1930. Io capisco che lui pensa che io sia un uomo del futuro. Allora gli dico “ma anche no”.

“Ma anche no cosa?”
“Guarda”, e batto la mano sul giornale come ha fatto lui, “questo è un giornale finto, uno scherzo. C’è scritto 2007. Mica 1953”. Me lo guardo ostentando calma, dignità e una certa classe. Lui mi guarda con un sopracciglio alzato.
“Senti” mi fa, “omino del futuro. Se sei venuto qua per rubarci le divise e scroccare due pasti fa’ pure, ma se mi devi prendere per il culo io NON LO TOLLERO!!!”

Gli tiro addosso la carta appallottolata della pizza con la maionese (?), lui me la rilancia, ci alziamo guardandoci in cagnesco. Prendo il mio amico Simone e glielo lancio (???), finiscono entrambi nel bar. Aspetto. Esce solo l’altro, con un bicchiere da brandy in mano. Lo rompe sullo stipite della porta del bar, me lo tira e si scaglia contro di me, io evito il bicchiere e aspetto il mio rivale con un pugno chiuso. Lui viene addosso al mio pugno e si affloscia come un pallone bucato.

Mi sveglio. Ho un pugno per aria.

Sognato da: larrymullenfan sveglio-alle-ore 10:16 | link | commenti (4)
magia, lotte

giovedì, 16 agosto 2007
Pizza all' Ipod nano.

Mi trovo in vacanza (cosa atipica ma 'sticazzi) in una località balneare di cui ignoro il nome.

E' sera: ho una fame che mangerei pure un mostro bifronte verde con le corna rosa, le ali di drago, la coda di pipistrello e la voce di Schwarzenegger (pensate un po' che fame che ho)... solo che opto per la pizza a taglio in un chioschetto in riva al mar. Poco lontano un gruppo di giovani canta e si diverte attorno ad un falò.

Mi voglio rovinare (perchè 'sticazzi, sto in vacanza) e oltre alla pizza ordino pure un supplì e una lattina di coca, pronosticando una spesa intorno ai 3,50 / 4 euro.

La pizzettara (donna corpulenta, coi capelli rossi) mi da la busta e lo scontrino.

C'è scritto 89 euri (proprio così "euri"), io trasecolo (trasalisco, transalcolizzo... insomma mi stupisco!) e ha inizio il seguente e drammatico dialogo.

- 89 EURI ??!! Pizzabbianca, supplì e lattina de coca 89 EURI ???!!!!

-Sai... è per via dell' Ipod nano! - risponde pacata la pizzettara.

Apro la busta e trovo il bianco marchingegno malefico, tutto unto e sporco di riso per l'accidentale rottura dell' involucro del supplì. Tirandolo fuori per le cuffiette, schifato, mi rivolgo alla signora inalberandomi (alterandomi... insomma m'incazzo).

-MA CHI TE LO HA CHIESTO? NON LO VOGLIO 'STO COSO...

-Ma è in omaggio... c'ha 4 giga!

- OMAGGIO UN PAR DE C****I... 89 EURI !!!

-Ma prendilo... conviene! Dalle altre parti te lo fanno pagare di più! Credimi, è una figata, ce l'ho pure io!

- NON LO VOGLIO!!!

La pizzettara appare sconcertata e imbarazzata; scoppiando in lacrime urla disperata:

- Ma tu non capisci!!! Noi DOBBIAMO mettere l'Ipod Nano nella pizza. TI PREGO, PRENDILO!!!

Dietro di me i giovani del falò intervengono concitati, urlandomi contro frasi tipo - Sì, stronzo! Prendi l'Ipod... bastardo, nun capisci un cazzo, ammerdaaaa!!!

Mi sveglio tutto sudato e impaurito.

Sognato da: Shark84 sveglio-alle-ore 21:35 | link | commenti (7)
incubi, dormiveglia

martedì, 31 luglio 2007
Il Troll e la neve

Confermo l'effetto onirico del Kebab, cui da oggi mi riferirò come "fattore K".

Il sogno che ho fatto era assai corposo, ma ovviamente mi ricordo poco e nulla:

Sono con Zanzibar, e insieme sciamo con grande maestria (io leggermente meglio di lui, ma il Troll si difende) per le piste innevate di non so quali montagne. Teoricamente alla fine della sciata  dovremmo ricongiungerci con vari altri amici, ma arrivati al simpatico paesino a valle incontriamo solo Dj Debo, col quale condividiamo una comoda seppur angusta stanza con tre letti.
Tale camera è insospettabilmente munita di un sofisticato sistema di monitor (appesi in alto sul muro) con cui io e Zanzi iniziamo a montare il filmino delle nostre prodezze sciistiche. A un certo punto, rimasto solo, decido di dare un tono più umoristico e allo stesso tempo nostalgico al filmato, applicando un effetto visivo stile "fratelli Lumière", ovvero bianco&nero con finta pellicola rovinata e movimenti scattosi e velocizzati. Il risultato mi soddisfa, e lo mostro ai due coinquilini. Rimango leggermente stupito nel constatare che ora l'effetto speciale è cambiato: sono tornati i colori, e il tutto ricorda i classici filmini casalinghi stile famiglia americana anni '70. Zanzibar apprezza comunque l'opera.

Sognato da: Rogro sveglio-alle-ore 10:43 | link | commenti (5)
fattore k

venerdì, 08 giugno 2007
Inconvenienti di una corsa ciclistica

Prima scena

E' in corso una gara ciclistica di cui faccio parte. Sono appena scattati alcuni corridori, saranno una quindicina. Hanno venti metri di vantaggio sul gruppo che procede ad andatura elevata. Anch'io vorrei tentare la fuga ma ho molta paura perché un elefante si è inserito nella corsa, proprio tra il gruppo e i fuggitivi. Il pachiderma, nonostante la stazza, si adegua alla velocità dei corridori. Fino all'imprevisto; o meglio, al previsto: i corridori in fuga rallentano per farsi riassorbire dal gruppo ma non si accorgono della presenza dell'elefante, il quale noncurante li tampona e origina una caduta generale, coinvolgendo anche la maggior parte degli atleti del gruppo. Io riesco a salvarmi ma molti corridori rimangono a terra. Vado a sincerarmi se stiano bene. Per fortuna tutto è a posto, tranne un corridore che non si muove. E' tutto vestito di bianco, ha un casco molto strano da astronauta e una tuta che definirei da motociclista. Provo a smuoverlo con una mano. E' vivo per fortuna. "Tutto bene?" gli faccio. Non mi risponde. Si leva il casco e riconosco il volto inconfondibile di George Walker Bush. Allora cambio lingua: "r u all right?". Bush agita la mano, come a dire "insomma". "Can u stand up?". Mr. President si alza stoicamente in piedi ma si vede che fa una fatica bestiale. Ha una gamba spezzata.

Seconda scena

Sono in uno stereotipo di astronave. E' pieno di gente. Sto chiacchierando con degli amici quando Bush mi si avvicina e mi mette una mano sulla spalla. Mi dice che mi è grato per avergli salvato la vita. Tra noi due comincia una gara a chi è più ossequioso con l'altro. Gli confido, mentendo spudoratamente, che visto da vicino sembra molto più giovane. "Ho 35 anni" fa Bush. E io, fantozzianamente, gli rispondo che gliene avrei dati al massimo 28. Appena Bush si distrae ho l'occasione di sfogare le mie risate troppo a lungo represse, rischiando di ridergli in faccia.

Sognato da: marcellofodinome sveglio-alle-ore 15:21 | link | commenti (10)
vip , bush, politici, elefanti

mercoledì, 23 maggio 2007
Puffi

Ieri notte ho sognato il gelato al puffo.
E la bresaola non c'entra niente.

Sognato da: gesu_maria_zanzibar sveglio-alle-ore 13:39 | link | commenti (11)
vip , incubi

martedì, 17 aprile 2007
Gemelli diversi

Sono in una clinica non precisata. Mia madre è incinta e partorisce due gemelli. La prima cosa che mi colpisce, nel vederli, è che hanno dei capelli neri molto lunghi e ispidi per essere dei neonati. Ad uno sguardo più attento noto un'altra particolarità: uno ha un colorito rosato; l'altro è visibilmente più scuro, con tratti orientali. Insomma: uno bianco e uno nero, anche se il nero nero non è, ma tant'è...
La scena successiva vede mia madre, i due gemelli ed io in una casa sconosciuta. La casa è bianchissima, tutto all'interno è bianco. Mia madre è seduta su un divano (bianco) con in braccio il gemello nero. Io le sono a fianco. Davanti a noi c'è un altro divano bianco, identico a quello dove siamo seduti. Su questo secondo divano giace il gemello bianco, in attesa del suo turno. Improvvisamente spuntano dal secondo divano tre cobra, neri e piccolissimi. Uno di questi uccide davanti ai nostri occhi il neonato bianco. Come? Ingoiandolo.
Purtroppo il mio sonno viene interrotto dal rumore del telefono.

Sognato da: marcellofodinome sveglio-alle-ore 23:34 | link | commenti (18)
tanto per non parlare più di sa

domenica, 17 dicembre 2006
Salsicce e gospel

Tornai.

Sono in casa. Pranzo. Polenta con le salsicce (come poi, stranamente, è successo nella realtà: premonizione?). Finito, sono ancora affamato, pare che più mangio più mi senta famelico. Mi sembrava ci fossero altre salsicce. Alzo gli occhi e non ci sono più. Prendo atto che molto probabilmente, anzi sicuramente (e l'orrore si dipinge sul mio volto), le hanno rubate i Negri. (Lo penso con molta enfasi, come si trattasse di un'Entità Suprema. Oppure, come a dire: prima o poi doveva succedere.) E inizia il trip lisergico. (Roba del tipo: in sottofondo parte Lucy In The Sky With Diamonds. Roba così.)

Mi ritrovo in un corridoio di un labirintico labirinto. Ci sono porte dappertutto. Porte davanti, porte dietro, porte a sinistra, porte a destra, porte sul pavimento (botole?), porte sul soffitto (botole?), porte pure agli angoli che 'n se sa come fai ad aprille. Di tanto in tanto, uscendo da una porta e rientrando in un'altra, passano le famigerate Compagnie di Negri. Si tratta di gruppi costituiti da individui di pelle color del bronzo e di stazza alquanto notevole (si dica pure: titanica), i quali trasportano, in quattro o più, enormi casse di salsicce. (Casse di salsicce.) Riescono sempre a trovare la porta giusta e ne escono prima che possa fare alcunché, richiudendosela alle spalle senza che io possa aprirla. Ciò mi indispone. Ma vedo, in una stanzetta sul fondo, ammantata da un tiepido raggio di luce che filtra dalla finestra, abbandonata a se stessa, una Cassa di Salsicce. Mi ci avvento. Scopro che da vicino sembrano più gigantesche melanzane.

(Flash.)

Sono in casa. Un'altra. Una cosa tipo casetta degli gnomi nel boschetto coi funghetti (forse allucinogeni, chissà). C'è anche il boschetto intorno. Bel posto. Gradevole. Vivo lì, mi sa. Forse con una qualche famiglia, ma l'unico che ricordo bene è un tizio alto e gracile, sui vent'anni, pallido e con le occhiaie, che tutti chiamano il Fattone. Non so in che grado di parentela sia con il Fattone. Lui comunque mi guarda spesso con sufficienza. Ho un vago ricordo di diversi giorni passati alla casetta degli gnomi. Un giorno mi ritrovo in soffitta (ti pare che una casetta degli gnomi non abbia una soffitta???), tipo col tetto spiovente. Non so che ci faccio. A un certo punto arriva il Fattone. Mi dice qualcosa tipo: "Tu non dovresti stare qui ma vabbè, per stavolta chiudo un occhio". Quindi batte un piede sul pavimento e per tutta la casa si propaga un'immane vibrazione, e il Fattone sussurra qualcosa del tipo io non volevo farlo io non volevo farlo. Nel frattempo, di fuori, nella tempesta (?), giunge un grosso troll (ogni riferimento a fatti e persone realmente esistite o esistenti è puramente casuale) che somiglia parecchio a quello del Signore degli Anelli, e che sfonda la porta con una clava. ("Uh.")

(Flash.)

Sono in casa. La mia. In soggiorno. Arrivano tre-quattro persone. Una è una donna un po' ossuta e scura di capelli, gli altri due non li ricordo. Si mettono a interpretare qualcosa di simile a un canto gospel, battendo le mani, i piedi, alzando le braccia, battendo le mani sulle ginocchia, il tutto con una qual certa fierezza e solennità. La donna intona un continuo "ta-ta-ta-ta-ta-ta-ta-ta-ta-ta" e gli altri si esibiscono in profondi "uuuuuuhu".

(Mi sveglio.)

Sognato da: fabio.m sveglio-alle-ore 15:39 | link | commenti (35)

mercoledì, 06 dicembre 2006
Neanche nei sogni mi danno retta

Questo sogno risale a una o due settimane dopo la mia laurea, ovvero ad almeno un mese fa. Premetto che mi sono risvegliata piuttosto agitata e sconvolta.

Non ricordo bene l'inizio, ma a un certo punto stiamo andando in macchina all'Outlet di Valmontone. Siamo io, mamma, papà e altra gente che non so se fosse tutta in macchina con noi o no. Io e i miei genitori viaggiamo nella mia macchina, un micra vecchio modello blu, alla cui guida c'è un mio amico del liceo. La cosa è piuttosto strana, dato che difficilmente lascio che qualcun'altro la guidi al mio posto, e a questo ragazzo non l'ho mai lasciata guidare. L'Outlet si trova sperduto in mezzo ai monti: tornanti a strapiombo sulla vallata, foreste, paesaggi da capogiro,...un posto dimenticato dalla civiltà. L'unica cosa che me la ricorda è la strada, asfaltata. E noi saliamo e scendiamo, girando e rigirando, semplicemente seguendo la strada. Arriviamo a un parcheggio (dell'Outlet neanche l'ombra...o un palo della corrente che ne suggerisse la presenza), ovvero un piazzale sterrato circolare a strabiombo sulla vegetazione sottostante. Era quasi una terrazza appoggiata al fianco della montagna e la disposizione delle macchine parcheggiate era delle più comuni: a pettine quelle che costeggiano il perimetro e altre macchine parcheggiate al centro dello spazio. Il mio amico decide di parcheggiare di retromarcia a pettine in uno dei punti del perimetro più distanti dalla strada d'accesso (quindi più lontano dal resto del monte). Non ne avevo l'assoluta certezza poiché non mi ero mai girata a guardare, ma ero sicura che dietro di noi ci fosse lo strapiombo. Lui parcheggia e mentre avanza in retromarcia nella macchina parte un dibattito su quanto debba indietreggiare per non infastidire il passaggio di...un'ambulanza! Io sono un pò sconcertata, soprattutto quando lui continua a indietreggiare fin quando la mia macchina raggiunge la posizione verticale, e poi la ferma disinvolto, tirando il freno a mano. A questo punto in un primo momento vengo presa dal panico: non so cosa fare nè cosa dire, è tutto troppo assurdo. Poi però mi sale il veleno: quella è la MIA macchina, che cavolo sta facendo quel demente? Come si permette? Allora irritatissima gli ordino senza possibilità d'appello di riportarla indietro, sopra. L'ordine viene immediatamente eseguito. Io temevo che le ruote posteriori slittassero sulla terra perdendo aderenza ma come suole spesso fare la mia macchina in situazioni simili, mi stupì positivamente non battendo ciglio e risalendo senza problemi così come era scesa. Meno male, la macchina è di nuovo su, io inveisco sul conducente ma tutto torna tranquillo. Mentre mi rilasso un momento sul sedile posteriore sinistro dell'automobile, i miei genitori con le altre persone chiaccherano accanto alla macchina. Mi guardo intorno e scorgo alla sinistra della macchina un lungo tronco verde...bah. Noto subito dopo che il tronco però si muove e si avvicina sinuosamente a mio padre, che non se ne accorge. Io volevo urlare ma non avevo fiato, volevo uscire dalla macchina ma non trovavo la maniglia (che in realtà non esiste essendo a 3 porte, ma in quel frangente avrebbe dovuto esserci). Passano abbastanza secondi da permettere al serpente di raggiungere mio padre, e a mio padre di accorgersene e cominciare a combattere. La lotta era agguerrita da entrambe le parti e prevedeva l'uso delle mani da parte di mio padre e di tutto il ciccionissimo corpo per il serpente.  Non riuscivo a vedere bene e a distinguere la scena, che si confondeva nella polvere alzata dai due, ma vedevo mio padre che tentava di "fare la pasta" col corpo del serpente, così come le nonne fanno per preparare l'impasto per le fettuccine. Temevo che il serpente lo mordesse. Alla fine il combattimento termina. Io riesco a uscire dalla macchina e corro verso di lui. Gli dico di correre in ospedale e di farlo in fretta, lui dice di no e tutti gli altri convengono. Io sono terrorizzata perchè so che per un morso si può sopravvivere poco tempo, e allora sbotto a piangere e mi butto con le braccia al collo di papà, e tutti intorno ridono, come si fa di solito quando c'è un bambino piccolo che piange per una stupidaggine e genera il sorriso dei presenti. Mi sveglio di soprassalto.

 

Sognato da: pantakel sveglio-alle-ore 12:42 | link | commenti (8)
lotte, incubetti

 

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